LA TRIENNALE DI MILANO

Punta di diamante, la mostra «Super Normal»: 200 oggetti di uso quotidiano, la cui genesi è oscura o rientra nell’«anonimo d’autore»

L’invasione del design inizia dalla Triennale trasformata in occasione del Salone del Mobile in tempio dell’avanguardia creativa. Punta di diamante, la mostra «Super Normal», curata da Jasper Morrison e Naoto Fukasawa. L’esposizione riunisce circa 200 oggetti comuni, di uso quotidiano, la cui genesi di design è oscura o rientra nell’«anonimo d’autore»: dalla penna a sfera alle mollette per il bucato, dalla forbici al taglierino in plastica, la mostra presenta oggetti talmente presenti nella vita di tutti da essere davvero «super normal» e quindi praticamente invisibili. La loro normalità però ha cambiato, attraverso l’uso e non la forma, la vita dei loro fruitori. In questo senso, «Super Normal» è anche il manifesto dei due curatori, che mostrano ciò che il design dovrebbe essere: il progetto di oggetti che si misurano con il quotidiano, destinati a durare e insostituibili.

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CASA ZEN – Sempre al primo piano, nella sala d’onore, è poetica e refrigerante una visita alla casa zen di Tsunagu. Entrare in Triennale è già immergersi nel design: lo scalone d’onore è decorato da un guscio in ceramica disegnato da Carlo Botta, mentre al piano ammezzato si trovano curiose sedute nello stesso materiale progettate da noti designer. Al piano terra, la mostra «La città che comunica» organizzata da Mini in collaborazione con l’Istituto europeo di design, frutto di un concorso lanciato tra le nuove leve del design italiano. Il vincitore di questa terza edizione è il trentenne Piter Perbellini, che ha immaginato un nuovo tipo di piazza dove socializzare sia con i vicini sia con il resto del mondo, coniugando la comunicazione tradizionale a quella wireless

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DOMOTICA – A fianco dello spazio Mini, l’installazione con cui BTicino ha voluto mettere in mostra la sua linea di videocitofonia e domotica Axolute, allestendo dieci stanze una diversa dall’altra: bianca e minuscola, nera e raccolta, a specchio, floreale, damascata, dorata, a baita e persino a pasticceria, tutte dotate di tecnologie all’avanguardia. Le sorprese continuano nei giardini, con il candido padiglione di Artek, basato sul concetto di sviluppo sostenibile e su materiali come il laminato per etichette rimasto inutilizzato dalle aziende. La ditta di design, di cui è direttore creativo Tom Dixon, propone anche una linea di mobili in bambù. A fianco del padiglione, lo studio 967 ha installato pedane geometriche e sedute luminose, che si accendono al tramonto.

articolo del 17 aprile 2007 sul corriere della sera

~ di moki84 su 17 aprile 2007.

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